Regole e limiti #4

Problem solvin con i piccoli

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In questo contenuto approfondiamo ancora un po’ i vantaggi del Problem Solving in sei fasi, ti suggerisco, prima di proseguire, di rileggere la dispensa precedente per rispolverare l’argomento.

Seguendo i sei passaggi per definire una regola, o per uscire da una situazione di conflitto a causa di regole non rispettate, adulto e bambino collaborano attivamente e creativamente per cercare una soluzione condivisa che tenga in conto dei bisogni di entrambi.

I conflitti sono perciò considerati come normali avvenimenti, non pericolosi o distruttivi, bensì naturali e positivi .

In quest’ottica è evidente come la collaborazione diventa uno strumento fondamentale per consolidare e rafforzare il rapporto.

Genitori e figli collaborano per trovare una soluzione che possa essere accettata da entrambi nel rispetto delle esigenze reciproche e della reciproca soddisfazione. 

In un clima di condivisione ecco è ciò che si sviluppa:

sentimenti positivi di reciproco rispetto: stima, fiducia, amore;

cooperazione, che favorisce la risoluzione del problema e la creazione di una regola condivisa, e non competizione su chi ha ragione e farà quello che vuole; 

• vengono stimolati il pensiero creativo, l’intelligenza e l’esperienza positiva;

• sono stimolate la responsabilità e la maturità dei bambini e dei ragazzi.

E CON I BAMBINI PICCOLI?

Anche un bambino di pochi anni può contribuire alla creazione di regole che lo riguardano direttamente. Ecco un esempio.

Quando Tomaso aveva 3 anni e andava alla scuola dell’infanzia (dalla maestra Laura Mazzarelli ndr), ogni mattina si era instaurata una lotta per vestirsi e uscire in tempo. 

Un giorno, presa dall’esasperazione decisi di applicare il Metodo Democratico, ecco come andò:

M: Tom, ogni mattina litighiamo per vestirci e uscire. Io ho bisogno di uscire in tempo altrimenti a Milano arriviamo troppo tardi, tu perdi le attività di scuola e io perdo tutta la mattina nel traffico. Che soluzione possiamo trovare per uscire in orario?

T: mamma io la mattina mi sento un po’ rimbambito perché devo svegliarmi presto e non mi piace far tutto di corsa. 

M: lo capisco amore, non piace neanche a me metterti tutta quella fretta.

T: e se andassi a letto vestito?

Sul momento ho pensato fosse un’idea assurda e ho lasciato cadere la cosa, ma poi ci ho ripensato e ho ripreso l’argomento.

M: amore ho ripensato alla tua idea che all’inizio mi sembrava proprio assurda perché andare a letto con i vestiti è scomodo e poi dovresti spogliarti per lavarti (attività che per lui è stata molto difficile fino ai 5 anni), però se ogni sera ti lavi bene, magari fai un bagnetto e ti metti una tuta comoda e pulita, la mattina potresti lavarti bene faccia e denti e per me va bene.

Occhi brillanti, abbraccio: Mamma siiii, mi laverò benissimo sempre.

M: dai, allora guardiamo quante tute hai e vediamo se bastano per tutta la settimana. Poi a fine della prossima settimana vediamo quante volte abbiamo litigato la mattina e quante invece siamo usciti in tempo con il sorriso.

E così è stato. Questa cosa ha funzionato così bene che dopo 7 anni l’ho riproposta ai fratellini al primo impegnativo anno di scuola materna ma non solo… ha avuto enorme successo anche tra moltissimi genitori che seguo nei colloqui individuali. 

Una strategia pratica ed efficace che risolve, senza urla né minacce continue, un momento di contrasto comune nelle famiglie.

Tom ha sempre avuto difficoltà a lavarsi la sera, ma la spinta a non doverlo fare la mattina per una regola che aveva stabilito lui, aveva in parte facilitato anche quell’aspetto.

Certo, questa regola è andata bene per noi mentre a tanti altri farà storcere il naso. 

Questo però è un esempio di come anche i bambini piccoli, se coinvolti nel processo decisionale di una regola, possano contribuire in modo efficace e diventare responsabili della soluzione comunemente accettata.

Sperimentate, osservate, chiedete, coinvolgete e non bollate le loro regole come “poco praticabili o illogiche”, ma rimanete aperti, siate possibilisti e restate sintonizzati sulla relazione. 

LA RELAZIONE VIENE PRIMA DI TUTTO.

Per allenarsi...

Prenditi uno spazio di tempo per riflettere su alcune regole che stanno disturbando la serenità tra te i i tuoi figli.

Scegline una poco impegnativa sulla quale ti senti di cominciare e di poterli coinvolgere.

Fai una analisi dei tuoi bisogni prima di proporla: perché è così importante per me applicare una regola in questo contesto? Da dove proviene questo bisogno? Questa necessità è realmente mia o è un retaggio culturale o familiare? 

Quando avrai appianato le tue resistenze interiori, prova ad applicarti nelle sei fasi con i tuoi bambini. Ricordati di aiutarli a far emergere i loro bisogni, così come hai fatto con i tuoi  

Alli

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Regole e limiti #5

Approcci educativi differenti

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Parlando di regole e limiti, uno dei temi più scottanti è sicuramente quello che riguarda la visione personale che ogni genitore ha dell’approccio educativo e che inevitabilmente si scontra con quella del partner a causa del retaggio culturale e del vissuto infantile e familiare che rende ognuno di noi unico e irripetibile, anche nella scelte educative.

Su questo terreno si combattono spesso aspre battaglie che possono addirittura mettere in discussione il rapporto. 

Ascoltiamo la voce di Thomas Gordon, famoso psicologo americano che ha speso tutta la sua esistenza ad insegnare il segreto della felice comunicazione:

“E soprattutto, l’invito alla coerenza ha indotto molti padri e molte madri a credere di dover avere sentimenti uguali, di dover fare fronte comune rispetto ai figli. E’ una cosa insensata. Tuttavia è una delle convinzioni più radicate in materia di educazione. Secondo questa idea tradizionale, i genitori dovrebbero sempre spalleggiare a vicenda, di modo che il figlio sia portato a credere che i suoi genitori la pensano allo stesso modo riguardo a un certo comportamento. A prescindere dall’estrema slealtà di questa strategia, che vede schierati i due genitori da una parte e il figlio, solo, dall’altra, capita spesso che uno dei due genitori si senta falso.”

Thomas Gordon “GENITORI EFFICACI” Ed. La Meridiana

Quindi? 

Ecco cosa può accadere quando uno dei genitori “bara”, fingendo di appoggiare una regola che non condivide o che semplicemente non sente così necessaria: 

  • il figlio se ne accorge, lo “sente”, lo annusa che non c’è un sentire sincero e comune tra i suoi genitori, 
  • non comprende fino in fondo il valore della regola, perché non la sente sincera,
  • si ribella, 
  • il genitore si sente in colpa per la propria falsità e nutre rancore per il coniuge che insiste sulla necessità di fingere.

Gordon d’altro canto, sostiene che le differenze fra i genitori siano normali e salutari per tutti.  Rifletti: è in famiglia che i bambini sperimentano la vita in società e là fuori, nel mondo, esistono e co-esistono, situazioni, visioni e idee spesso divergenti.

Secondo Gordon sostenersi a vicenda è diverso dal far fronte comune ed è più efficace. 

Il suggerimento quindi è quello di confrontarsi in un clima di amore e rispetto, utilizzando gli strumenti di analisi che avete affrontato nella prima esercitazione per empatizzare con il vissuto dell’altro e com-prendere insieme quali siano i valori o i vantaggi che si desidera trasmettere attraverso quella regola, oppure ponendo quel limite.

Rendersi conto che ognuno di noi è unico e irripetibile, perché unico e irripetibile è stato il percorso che ci ha portato fino all’oggi, attiva un punto di vista completamente diverso, che azzera la “competizione” tra genitori, accumunando anche le diversità sotto un unico cappello: quello dell’amore per i nostri figli.

Via libera anche al Metodo Democratico per stabilire insieme la regola e/o la sua variante, in base alle varie situazioni in cui andrà applicata. 

E qualora ci fossero davvero regole non condivise il genitore A che la sostiene, non deve obbligare il genitore B ad applicarla in sua assenza.

Il genitore B può sostenere il genitore A con queste parole: “Questo regola non è un fondamentale per me ma lo è per tuo padre (o madre), e siccome i suoi sentimenti per me sono molto importanti, cerca/cercate/cerchiamo insieme una soluzione per comprenderla e farla funzionare”. 

In questo clima il bambino può spiegare le sue motivazioni e quindi portare elementi personali per rimodellare la regola e crearne una finalmente una realmente condivisa da tutti.

Per allenarsi...

Prenditi uno spazio di tempo per riflettere su alcune regole che stanno disturbando la serenità tra te e il tuo partner.

Se c’è, scegli una situazione nella quale senti, o sai, che il tuo partner ti sta appoggiando senza convinzione.

Scegline una poco impegnativa sulla quale ti senti di cominciare e di poterlo coinvolgere.

Come nel laboratorio precedente fai una analisi dei tuoi bisogni: perché è così importante per me applicare una regola in questo contesto? Da dove proviene questo bisogno? Questa necessità è realmente mia o è un retaggio familiare/culturale? 

Quando avrai appianato le tue resistenze interiori, confrontati con il tuo partner per cercare insieme una modalità per appoggiarti in questo bisogno ma senza costringerlo a schierarsi con te di fronte ai vostri figli.

Puoi fare poi lo stesso ribaltando le posizioni: confrontati con il tuo partner su una regola che senti di sostenere senza convinzione.

Questo laboratorio crea molte resistenze in alcune persone, e lo capisco. Il problema principale che affligge le relazioni però parte proprio dai “non detti per quieto vivere”, un quieto vivere solo apparente perché in realtà cova rancori che crescono nell’ombra e che, prima o poi, conducono a lacerazioni profondi e difficili da rimarginare.

Per questo mi auguro che questi corsi, dedicati alla relazione con i bambini, possano essere utili anche per facilitare e nutrire anche le relazioni tra adulti.

nel prossimo capitolo ti racconterò i 4 concetti fondamentali di una Educazione Responsabile.

Un abbraccio

Alli

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Regole e limiti #6

Regole e limiti di buon senso.

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Parlando di regole e limiti possiamo utilizzare una metafora per meglio rappresentare il percorso educativo del bambino in relazione al nostro agire. 

Se pensiamo ad un fiume vediamo il suo naturale scorrere verso il mare (l’autonomia e la piena realizzazione di sé), unita alla necessità di avere argini che evitino la dispersione (perdita di focalizzazione, tempo prezioso per la crescita, ecc…) e lo straripamento (esperienze premature, poco adatte all’età e ai bisogni…).

Quali sono gli argini? Regole e limiti di buon senso e su misura per quel singolo bambino. 

Lo scorrere è rappresentato parallelamente dalla fiducia nelle competenze dei bambini e nel riconoscimento del percorso esistenziale di ciascuno. 

Come far sì che entrambe queste condizioni si possano realizzare armoniosamente, senza coercizione e nel rispetto della libertà di espressione e sviluppo di ogni bambino? 

Consideriamo 4 concetti fondamentali di una Educazione Responsabile: 

AMOREVOLE FERMEZZA – è l’atteggiamento dell’adulto che riconosce se stesso come guida dotata di saggezza ed esperienza e che si traduce nella capacità di mettere dei punti fermi per proteggere l’integrità fisica, emotiva e morale del proprio figlio. 

Questi punti fermi, dettati dall’amore e dal buon senso, non limitano ma contengono l’energia evolutiva del bambino e tracceranno per lui un percorso che lo porterà integro e solido verso una vita adulta fatta di consapevolezza, autonomia e forza interiore.

MESSAGGI COERENTI – nel trasmettere i messaggi educativi ai bambini, la condizione necessaria per la loro efficacia è che ci sia una coerenza tra il messaggio verbale che lo veicola, l’azione e l’atteggiamento che lo accompagna (tono di voce, espressione facciale, postura, ecc…). 

Es. Cosa rimane al bambino di una madre che urla “Smettetela di gridare!” o di un padre che tira un ceffone al figlio dicendogli “Non devi picchiare tuo fratello!”?

IL VALORE DELL’ ESEMPIO – Una regola viene interiorizzata quando viene assimilata dal bambino attraverso la testimonianza dell’adulto che la propone come “modo di essere”. 

Es. Un genitore che aspetta di trovare un cestino per buttare qualsiasi cartaccia e invita il bambino a fare lo stesso; un genitore che quando entra ed esce da un negozio saluta e ringrazia senza bisogno di chiedere al bambino ogni volta: “Come si dice? Dì ciao alla signora!”. 

Questo atteggiamento si riallaccia al concetto di coerenza sopra citato, nel rispetto dei tempi evolutivi del bambino e della sua libertà di scegliere il momento in cui manifestarsi in piena fiducia. 

SOSTEGNO RECIPROCO TRA LE FIGURE EDUCATIVE – è la necessità di sostenersi insieme nella visione educativa pianificando, eventualmente, un impianto di regole condivise, modulate sul singolo bambino e contestualizzate nel qui e ora. Ciò presuppone grande fiducia nella figura degli altri adulti che collaborano alla crescita del bambino e rispetto delle peculiarità e diversità di ciascuno di loro. 

Tutti questi concetti non possono prescindere da una domanda interiore che deve essere presente come una luce. Una luce che indica di volta in volta la strada, che non è mai definita ma si delinea passo dopo passo a partire dall’ascolto del processo del bambino e dalla risonanza che ha su di me. 

La domanda è: “Vale davvero la pena impuntarsi/imporsi/fissarsi, mettendo a rischio la relazione, per ciò che sto chiedendo ora?”

Ogni volta che ti troverai ad affrontare una resistenza, una crisi, un capriccio di un bambino, prima di scegliere la strada del potere per convincerlo a fare ciò che TU ritieni giusto: fermati, respira e rifletti “Vale davvero la pena impuntarsi/imporsi/fissarsi, mettendo a rischio la relazione, per ciò che sto chiedendo ora?”

Nei prossimi due giorni quindi, ti invito a “mollare” in partenza, a togliere il freno dall’acceleratore. Fai questo esperimento: non intervenire continuamente, non far presente ogni singolo errore ai tuoi figli, non ricordare come un disco rotto le regole di casa. 

Se trovi giochi in giro, raccogli e metti via senza rimproverare. Se non finiscono ciò che hanno nel piatto, assicurati solo che siano effettivamente sazi e lasciali andare.

Non è permissivismo, ti servirà per ascoltare cosa accade dentro di te:

  • È impossibile per te lasciare andare?
  • Riesci a farlo ma senti che stai fallendo?
  • Riesci ma dentro ti montano rabbia e frustrazione?
  • O al contrario, ti senti sollevata?

Osserva soprattutto gli effetti sui tuoi figli:

  • Sono meno reattivi?
  • Meno sfidanti?
  • Cercano di più la tua presenza?
  • Dopo un paio di giorni, svolgono dei compiti in autonomia (mettere via giochi e vestiti, fare i compiti…) senza che tu abbia anticipato la richiesta?

Provaci! La casa non esploderà, i tuoi figli non si trasformeranno in mostri e nessuno morirà o rimarrà ferito se per un po’ giorni allenterai la presa. Tra due giorni potrai tornare alla solita modalità di relazione 😉

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Regole e limiti #7

La regola come sentimento.

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La regola come sentimento

Abbiamo visto che le regole e i limiti sono strettamente connesse al nostro vissuto e alla nostra capacità di ascolto del percorso esistenziale di ciascun bambino, nel rispetto della sua unicità.  

A partire da questo assunto possiamo azzardarci ad associare la regola al sentimento su cui si vuole fondare la solidità e la serenità del rapporto con i bambini. 

Come? Quando l’adulto propone una regola si presuppone che ne riconosca la validità e che lo scopo nella sua applicazione abbia un risvolto positivo. Non sempre però tutto questo si incontra favorevolmente con i bisogni dei bambini; la resistenza reciproca che poi ne deriva snatura di fatto il valore intrinseco della regola. 

Ad esempio: quando un genitore pone come regola “non ci si alza da tavola”, per tutelare il momento intimo e conviviale della cena, si scontra quasi certamente con il bisogno fisiologico di movimento del corpo di un bambino. 

Quando il genitore si impunta sulla regola data, ciò che si snaturerà come prima cosa sarà il piacere di quel momento conviviale che tanto gli sta a cuore, che verrà ridotto a una serie di rimproveri e richiami. Una possibile alternativa è quella di coinvolgere il bambino, attraverso la sua collaborazione implicita, alla costruzione del momento della cena a partire dal riconoscimento del suo bisogno incanalato in azioni coerenti e dedicate (es. alzarsi a togliere i piatti del primo, alzarsi a prendere i tovaglioli, l’acqua ecc…). 

In questo modo i bisogni di entrambi sono soddisfatti e la regola è trasmessa spontaneamente in un clima di serena collaborazione e adesione al messaggio. 

In questo modo l’adulto non rinuncia a nulla ma è artefice di un processo di autoeducazione, in cui la regola deve essere profondamente elaborata, compresa, interiorizzata e quindi messa in discussione, prima di poterla proporre in modo efficace e senza l’aspettativa che venga accettata così com’è dal bambino.

Tutto ciò è ancora più importante nella relazione di un adulto con più bambini (famiglie, insegnanti…) in cui l’approccio non può essere univoco e sistematico ma flessibile e “su misura” delle caratteristiche emotive, fisiche e caratteriali di ciascun bambino nel rispetto del suo processo evolutivo e degli sviluppi che può compiere. 

Es. Un bambino giudicato timido, che non saluta e non rivolge la parola a nessuno mi permette, se lo scelgo, di lavorare sull’impatto che il giudizio dell’estraneo ha su di me e sulla mia pretesa che saluti. Di contro posso scegliere di lavorare sul mio atteggiamento positivo per creare le condizioni affinché il bambino, con i suoi tempi, acquisisca la naturale sicurezza per salutare spontaneamente. 

Contenuto breve ma intenso!

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Regole e limiti #8

ASCOLTO, ACCOGLIENZA O CEDIMENTO?

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ASCOLTO, ACCOGLIENZA O CEDIMENTO?
Durante questo percorso  abbiamo visto, quando si parla di regole, quanto sia importante per gli adulti recuperare l’importanza e il significato che la regola ha per se stessa e quanto valga o non valga la pena fare muro contro muro col bambino. 


Un’altra riflessione va fatta in merito alla frase ricorrente che i genitori riportano “Alla fine ho ceduto!”. 

Il commento di una mamma partecipante a un corso delle precedenti edizioni lo mette in luce molto bene: “Noi poche regole (e per quanto possibile condivise con la nostra bimba di 3 anni) e molte contrattazioni, nel senso che se a una sua richiesta d’impulso parte il nostro no, nel caso di richieste dove il nostro no è poco giustificato (scattato più per abitudine, nervoso, stanchezza…), dopo le sue argomentazioni succede che le andiamo incontro e troviamo una soluzione. Mi chiedo però se è corretto questo nostro comportamento. Mi rendo conto che dovremmo contare fino a dieci prima di risponderle e farlo subito nel modo corretto, ci stiamo lavorando, ma nel frattempo questo cambio di rotta la destabilizza?”

Spesso i bambini si oppongono piangendo o, altre volte, quando sono un po’ più grandini, iniziano a trovare incredibili modalità di contrattazione (sarebbe interessante, al di là dello stress che questo ci provoca, riconoscere in loro la straordinaria abilità di creare ed attuare strategie, fidatevi, gli servirà nella vita!). 

ASCOLTO ED EMPATIA sono le prime risorse da attivare negli adulti. Il bambino imparerà a gestire le proprie emozioni a partire dal modo in cui l’adulto affronta i sentimenti che il suo pianto suscita in lui. 

Perché ci fa così paura pensare di poter accogliere la sua richiesta? 

Che cosa abbiamo paura di perdere? 

E soprattutto ci gioca il pensiero “Se lo assecondo poi farà sempre ciò che vuole…”.  Vogliamo davvero che la relazione coi bambini sia basata sulla paura? 

Vorremmo serenità e inconsciamente basiamo la relazione sul timore e sull’evitare ciò che interpretiamo come possibile ricatto da parte loro. ALT! 

Occorre tenere ben presente che consolare un bambino che piange o che scalpita non equivale a viziarlo; tutt’altro: ascoltarlo con empatia è il modo migliore per farlo sentire compreso, amato e rassicurato. Profondamente. 

È un modo per aiutarlo a diventare un adulto sicuro di sé e in grado di esprimere le proprie emozioni, anche quelle negative.

  • Come ci sentiamo noi quando qualcuno ci ascolta in modo AUTENTICO, veramente e totalmente interessato a noi? 
  • Pensiamo di poterne approfittare o ci sentiamo accolti e non giudicati in quella relazione di fiducia? 

È importante non minimizzare il pianto/opposizione del bambino, ma riconoscere che c’è un bisogno ed accoglierlo. Tutto ciò fa capire al bambino che può esprimere liberamente le sue emozioni, perché qualcuno le raccoglie e gliele restituisce in modo che lui possa gestirle. 

Questo non significa lasciargli fare tutto ciò che chiede: lo stato emotivo va legittimato ma non tutte le sue richieste vanno esaudite (Non lasceremmo mai un bimbo giocare a cavalcioni su una finestra del terzo piano!!!). 

In questo caso l’adulto deve saper reggere il pianto del bambino che esprime la frustrazione perché non ha ottenuto ciò che desidera; una volta calata la tensione si può parlare al bambino e recuperare l’accaduto in serenità. 

Prima però occorre chiederci quanto davvero è importante e fondamentale quella regola che gli abbiamo chiesto di rispettare.

ASCOLTARE non equivale a CEDERE. Cedere attiene alle nostre paure, ascoltare attiene alla relazione: sono piccoli ma sono persone! 

Guardiamoli come noi vorremmo essere visti, spieghiamo e raccontiamo, recuperiamo gli eventi in modo che il bambino possa collocarli dentro di sé in modo positivo e non semplicemente subirli. 

Non sempre si riesce a RISPONDERE in modo adeguato alla situazione, molto spesso ci si limita a REAGIRE (siamo esseri umani!), ma ciò che conta è sempre una buona qualità di consapevolezza delle emozioni che si muovono nell’adulto. 

I problemi sorgono se le manifestazioni del bambino non sono ascoltate in modo continuativo… a questo punto il bambino smetterà di piangere ma interiorizzerà che nessuno sa rispondere in modo adeguato alle sue richieste. E smetterà di chiedere.

Testo di Laura Mazzarelli

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Regole e limiti #9

televisione: croce e delizia

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TELEVISIONE – CROCE E DELIZIA

Talvolta sembra che non si possa vivere né con, né senza. 

La Tv è sicuramente uno dei topic più caldi quando si parla di regole e limiti (e non solo per i bambini, permettetemi). Lo è stato anche per me naturalmente, che l’ho prima demonizzata, poi sfruttata, poi sopportata e ora sento di aver trovato una relazione equilibrata con la scatola.

Premetto che la scatola in realtà non l’ho avuta per anni, quando è rientrata in casa Leo l’ha disintegrata con una moneta da 10cent dopo 8 mesi. Stop. Mi sono confrontata con i bambini e la scelta unanime è stata di non ricomprarla.
Ai video però non rinunciano, da sempre infatti usiamo i computer.

Ma facciamo un passo indietro. Tomaso ha iniziato a vederla prestissimo perché il suo papà era quasi teledipendente, a 18 mesi aveva già visto Shrek decine di volte. Era una cosa sulla quale avevo ceduto, ammetto, perchè la tensione in casa per le mie scelte controcorrente era già alta. 

Il mio compagno è mancato improvvisamente quando Tomaso aveva, appunto, 18 mesi.

Sono stati anni tosti tosti, il lutto, la formazione che stavo completando, la professione appena avviata. Lavoravo e studiavo giorno e notte, notte soprattutto, perchè non volevo rinunciare a nessun momento prezioso con il mio bambino.

Spesso stavo alzata fino a tarda notte e Tom è sempre stato troppo mattiniero: “Giochiamo?” all’alba. Aiut…

Dopo qualche mese ho messo la Tv in camera e gli ho insegnato ad usare il telecomando, alle 6 partivano i programmi per un paio d’ore e io sono sopravvissuta tra badilate di sensi di colpa.

Anche la nascita di Leonardo, il mio secondogenito, nato quando Tomaso aveva 4 anni e mezzo, mi ha vista sfruttare il mezzo, aumentando i sensi di colpa oltre la soglia di tolleranza. Incredibilmente sono sopravvissuta anche a quello.

A differenza di Tomaso, Leonardo invece non è mai stato particolarmente attratto malgrado abbia sempre avuto accesso ai video; si annoia a meno che non siano bei film o documentari. Insomma se gli interessa tanto si guarda lunghi film interi altrimenti non perde neanche 5 minuti per qualcosa che non lo cattura.

Gregorio ha 4 anni e da circa 6 mesi è ossessionato dai Paw Patrol e dai Superpigiamini, si chiama pure Greg come Geco, l’assimilazione è massima. Si sveglia e li vuole, torna a casa e li vuole. Con i video io potrei dimenticarmelo ma…

1. …noi a casa stiamo davvero pochissimo. Scuola e poi fuori. Tom e Leo sono degli skater, ogni secondo disponibile lo passano con i piedi incollati alla tavola, siamo quasi sempre in giro per skatepark, sia urbani che sperduti nelle campagne. Ci spostiamo spesso: sabato scorso Verona, dopodomani Bologna. Quando siamo a casa io comprendo che un po’ di svago davanti ai video li possa attirare.

2. … è vero che Greg adora i cartoni e trascorre il tempo a casa volentieri davanti a YouTube ma è anche un bambino che, come detto sopra, trascorre pochissimo tempo in casa e soprattutto gioca tantissimo con i suoi pupazzi Paw Patrol, con i quali riproduce avventure e situazioni anche lunghe e complesse. Insomma, osservandolo tanto non ho notato un rimbambimento, tutt’altro. E spesso è lui che si stufa e si mette a giocare prima che io dica Stop.

3. … a parte quei pochi mesi di TV (infernale, troppa schifezza, troppa pubblicità, troppa superficialità) i bambini da sempre guardano DVD e ora YouTube o Netflix. Tomaso guarda quasi esclusivamente video di skateboard, per lui è importante, si costruisce la sua cultura sulla storia dello skate, la geografia dello skate, gli skater professionisti e impara un sacco di trick che poi prova, insomma vedo l’aspetto positivo. Alterna allo skate i vari “Got Talent” di tutto il mondo e anche lì sente lingue diverse, culture diverse e le performance sono stimolanti. E poi adora Aldo Giovanni e Giacomo  

Leo guarda circa un’ora di video alla settimana, forse meno: skate e moto freestyle. E poi insieme guardiamo film, la settimana scorsa abbiamo visto “Forrest Gump” (senza Greg) e per una settimana almeno ne abbiamo discusso e sono uscite tante domande. Ecco per dire: sono soddisfatta della qualità di ciò che guardano e questo mi rassicura. Non c’è solo “il male”.

4. … quando valuto che il tempo trascorso sia sufficiente dico a Greg che finita la puntata in corso spegneremo il computer e si spegne. Le prime settimane era furioso. Lui, la riproduzione morbidosa di Gandhi, mi metteva le mani al collo, si disperava sdraiato per terra. Io l’ho sempre consolato, capivo che per lui era frustrante ma dentro di me non avevo tentennamenti in quel momento. Conosco il mio pollo e i suoi segnali di limite, quindi stop. Devo dire che da alcune settimane dice solo “Nooooooooooo” e poi facciamo altro.

5. … agisco nello stesso modo anche con Tomaso, malgrado i suoi 11 anni. Quando ritengo che sia da troppo tempo davanti al computer glielo dico e lui spegne. Se c’è qualcosa di interessante lo termina e poi spegne.

Non ho scritto questa pappardella per fare la figura della mamma perfetta (mi piacerebbe ma non lo sarò mai, non ce l’ho nel DNA temo), ma perché è stata questa analisi lucida di me e di loro, che mi ha permesso, dopo anni, di superare i sensi di colpa e dare una cornice efficace al mezzo e renderlo meno malefico. 

Ho fatto un’analisi a ritroso per ogni figlio, ho osservato nel tempo il loro approccio con la televisione, le loro reazioni al tempo trascorso con la Tv, ascoltando contemporaneamente cosa si era mosso e cosa ancora si muoveva dentro di me: resistenza, preoccupazioni, senso di colpa, comodità e tanto altro.

Ecco, quando ho finalmente completato il quadro mi sono rilassata e ho scelto l’uso più efficace per la nostra famiglia o meglio, per ognuno di loro (naturalmente abbiamo due computer, così almeno evitiamo le lotte generazionali).

 

Per allenarsi...

Ti invito a provare: investi un paio di settimane in osservazione delle dinamiche che ruotano intorno ai video, alla Tv, ai programmi, alle loro reazioni, alle tue, alle vostre emozioni. Naturalmente ogni famiglia ha le sue abitudini, più componenti portano bisogni diversi che devono coesistere quindi davvero non credo esista un modello che funzioni più di altri. Funziona solo ciò che è efficace per la singola famiglia.

Butta via tutti i preconcetti e mettiti per due settimane nel ruolo dell’osservatore

Potrai usare poi il Problem Solving in sei fasi per realizzare regole e limiti di buonsenso e condivise in famiglia.

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Regole e limiti #10

Esercitazione finale

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Sei arrivata in fondo a questo percorso dedicato a  regole e limiti. A questo punto ti propongo un interessante laboratorio.

Nei capitoli precedenti abbiamo messo a fuoco le caratteristiche che rendono possibile offrire la regola come sentimento, per nutrire un rapporto sereno coi bambini. 

L’esercitazione si basa su questi punti e ti permetterà di focalizzarti sui bisogni e le caratteristiche della personalità di ogni singolo bambino.

È sempre utile ed efficace, ancora di più per chi si deve relazionare con più bambini.

Per allenarsi...

1. Osserva e ascolta ogni singolo bambino, individua le sue caratteristiche specifiche. Fai attenzione a non usare giudizi né etichette (troppo vivace, lento, pasticcione, sensibile, solitario). Osserva i suoi comportamenti, i gesti e ascolta le sue parole e il modo  di esprimersi. Impara a conoscerlo senza i filtri che, inconsapevolmente, ti capita di avere quando sei con i bambini.

2. Individua un suo bisogno specifico che usa per manifestare la sua unicità e poi invitalo, nella collaborazione con te, a individuare e creare una regola / un limite che sia su misura per lui.

3. Quale messaggio verbale puoi utilizzare, quali parole? Quale comunicazione non verbale e atteggiamento interiore puoi usare per veicolare questo messaggio?

Attraverso questa esercitazione presta attenzione a come si manifesta la differenza tra i bambini.

In questo approccio individuale si crea un’incredibile libertà di relazionarsi con ciascuno senza giudizio, svincolati dalla regola immodificabile e rispondendo invece con responsabilità al bisogno autentico di ciascun bimbo, nella sua individualità!

Con questa esercitazione chiudo il materiale dedicato a Regole e Limiti, con la speranza di averti dato sufficienti informazioni e aver aperto riflessioni stimolanti nella relazione con i tuoi figli.

Leggi e rileggi queste pagine, integrando ciò che ti risuona, ciò che ti “appartiene” e lasciando andare ciò che senti in contrasto. 

Ognuno di noi, infatti, in base alle proprie caratteristiche di personalità, emotive e in base al proprio vissuto, avrà un approccio diverso alla relazione.

Ciò che è fondamentale è ritrovare la propria autenticità.

L’augurio è proprio questo, anche attraverso lo svolgimento di queste esercitazioni, che tu possa stare nella relazione con i tuoi figli con maggior serenità e autenticità.

Un abbraccio.

Alli

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Regole e limiti #1

Rifferenza fra regole e limiti

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BENVENUTA al nuovo corso online dedicato a REGOLE E LIMITI.

Per orientare correttamente le riflessioni che seguiranno,  è necessario mettere a fuoco il concetto di regola e di limite: nel corso della storia, l’uomo si è basato sull’utilizzo di regole, per organizzare alcune attività, strutturare le proprie azioni, convivere nella società. 

Le regole quindi, intese come accordi contrattuali, permeano tutta la nostra vita quotidiana e basandosi su di esse, si possono costruire organizzazioni efficaci basate sull’armonia delle relazioni. 

Le regole permettono quindi di stabilire rapporti, trovare accordi, eliminare i contrasti, in sintesi migliorano il modo in cui ci si rapporta e consentono il procedere delle azioni nei diversi contesti; prova, ad esempio, ad immaginare il traffico senza regole o un gioco di società.

Oltre al significato di regola nella sua accezione di norma, mi sta a cuore sottolinearne anche un altro, che viene generalmente trascurato: la parola regola possiede un’intrinseca relazione con il concetto di misura (LIMITE): usiamo la parola “regola” per dire “si fa così… si dice così…”, oppure consideriamo l’utilizzo scolastico dei “regoli” (mattoncini in plastica di diverso colore, usati per svolgere calcoli concreti), ma anche quello professionale del “regolo”. 

La definizione da dizionario:

  • Ordine costante, ripetutamente verificato, di una serie di eventi: seguire una r.; essere senza r. fissa || di r., di solito, normalmente
  • Norma di comportamento dettata perlopiù dalla consuetudine, dall’esperienza: avere, darsi una r. di vita; attenersi alle r. morali || è buona r., è buona consuetudine, è opportuno: è buona r. essere sempre puntuali | per tua norma e r., perché tu sappia come comportarti | a r. d’arte, in modo perfetto | in r., nella condizione prescritta: mettersi in r. con i pagamenti; anche in senso fig.: sentirsi in r. con la propria coscienza || fig. avere le carte in r., avere i requisiti per fare, per ottenere qlco.
  • Estens. Misura, moderazione: nel bere non ha alcuna r. || senza r., smodatamente
  • Modalità convenzionalmente stabilita secondo la quale si svolge un’attività: le r. della politica, del calcio; stare, non stare alle r. || regole del gioco, quelle su cui si basa un gioco ~fig. norme che vigono in un determinato contesto sociale, politico ecc.: non si vuol piegare alle r. del gioco

“Regolare”, quindi, significa anche misurare, ordinare; è proprio in questa accezione che si evince ancora con più incisività la finalità della regola. 

In quest’ottica possiamo valutare “le regole” come strumenti indispensabili per la crescita armoniosa di un piccolo umano.

La regola implica sicurezza e rispetto di sé, dell’altro e dell’ambiente. 

Allora perché “le regole” sono il campo sul quale avvengono delle vere e proprie battaglie tra adulti e bambini?

È ragionevole pensare che il significato di regola in quanto norma, precetto, ordine abbia, soprattutto in ambito educativo, connotato il termine in modo negativo. 

Complice di questo è una modalità educativa incentrata su un approccio trasmissivo da parte dell’adulto (io dico, tu esegui). 

Questo approccio mira a disciplinare e regolamentare, spesso tenere sotto controllo, i comportamenti dei bambini. 

In questa modalità, purtroppo, la regola diventa un diktat immodificabile ed autoreferenziale e perde la sua funzione regolativa, fondamentale per salvaguardare accordi e permettere quindi un fluire della vita più armonioso.

Fatte queste premesse rimettiamo al centro del nostro sguardo la persona come fine primo e ultimo del nostro agire educativo. 

Intendiamo: “La regola educativa come un principio che assume la funzione strumentale di regolare, misurare, arginare, proteggere la crescita del figlio, adeguandosi flessibilmente al suo divenire piuttosto che irrigidirsi quale punto di riferimento normativo asettico ed impersonale”. 

In questa accezione la regola si avvicina molto a un sentimento e il concetto di norma sembra andare sullo sfondo. 

Il focus della nostra azione educativa è il bambino inteso come persona e la regola è solo uno strumento per accompagnare il suo percorso di crescita.

Da questa prospettiva, le regole, devono essere oggetto di costante riflessione, riprogettazione, contestualizzazione, affinché il bambino possa trovare la sua strada e servirsi opportunamente della regola per un sereno vivere sociale.

Ecco allora che la responsabilità educativa dell’adulto e l’importanza della consapevolezza di sé diventa fondamentale.

È impossibile prescindere dal rapporto con le regole che noi abbiamo costruito durante la nostra infanzia. In molti di noi sono radicate frasi come: 

“Adesso basta, questa è la regola!”

“Ascolta e fai come ti dico altrimenti lo dico a tuo padre!”

…ma anche frasi come…

“Va bene ho deciso di fidarmi di te.”

“ Va bene a patto che vengano rispettato gli accordi.”

“Proviamo a organizzarci insieme e vediamo se funziona.”

…ovviamente le prime frasi ci fanno un eco maggiore, perché sono quelle che abbiamo dovuto subire senza la possibilità di una condivisione e di una comprensione autentica. 

E quanto ci giocano queste realtà nella relazione con i nostri figli/alunni? 

Quante volte risuonano dentro di noi e ci guidano, portandoci a usare il nostro potere di educatori non come responsabilità ma come coercizione? 

Il nostro agire educativo è imbevuto:

  • dei retaggi culturali della società in cui siamo cresciuti, 
  • dalle persone adulte che si sono occupate di noi quando eravamo bambini, 
  • dal nostro modo personale di vivere la regola e il limite 
  • ma anche da come viviamo la libertà. 

Se una regola ci ha disturbato profondamente e l’abbiamo sempre e solo subita è probabile che i nostri figli non la conosceranno mai, perché vogliamo proteggerli da ciò che a noi ha fatto soffrire. 

Se una regola ci ha sostenuto nella vita e ne abbiamo trovato utilità nel nostro percorso allora tenderemo a riproporla con i nostri figli, spesso dimenticandoci che loro sono diversi da noi. 

Sostiamo insieme su questa tematica: AUTORITA’ O PERMISSIVISMO?

Questo è il quesito che assilla molti genitori contemporanei. 

Essere autoritario significa mantenere il controllo come genitore mentre essere permissivo cede il controllo ai figli. 

“Sono cresciuto subendo l’autorità dei miei genitori e non voglio proporre questo approccio ai miei figli” quindi so che tipo di genitore NON VOGLIO ESSERE ma ancora non so che tipo di genitore POSSO ESSERE!

L’obiettivo di questo corso è quello di darti strumenti e strategie pratiche per uscire da questa sterile dicotomia, per portarti su un terreno democratico e costruttivo dove la riflessione profonda sulla regola, da parte dell’adulto, può renderla fruibile dai bambini che diventano parte integrante e attiva del processo di scelta e applicazione della regola stessa.

Cercheremo quindi delle strade che porteranno all’autodisciplina e alla costruzione di regole e limiti condivisi tra l’adulto e il bambino.

Prima di ciò però è necessaria una analisi del bagaglio di regole e limiti che ognuno di noi porta con sé.

Per allenarsi...

Prenditi uno spazio e un tempo di riflessione:

  1. Quali sono le regole che hai ereditato e applichi e quali hai rifiutato?
  2. Quali sono quelle inderogabili (per te)?
  3. Quali regole applichi come automatismo ma sulle quali cedi dopo un “capriccio”?

È il momento di tirare fuori il quaderno dedicato al corso scegliere un momento di silenzio e calma (bastano 15’), mettere a riposo il giudice che abita dentro di te, e lasciar scorrere la penna, senza preoccuparti di sintassi o punteggiatura.

Lascia fluire ciò che hai dentro, ti stupirai.

Buon lavoro.

Alli

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Rabbia #9

Corso fondamentale_3 per una Educazione Responsabile

Preferisci leggere offline?

Eccoci giunti al termine di questo percorso sulla gestione della rabbia. 

Lo abbiamo aperto chiedendoti preoccupazioni, motivazioni, aspettative e obiettivi e ora che abbiamo fatto questo viaggio insieme, come al termine di ogni viaggio che si rispetti, dedichiamo un tempo ad ascoltare IL GUADAGNO FORMATIVO che ti porti dietro.

  1. In relazione a un’emozione come la rabbia cos’hai conosciuto di te? 
  2. E cosa dei tuoi bambini? 

 Andiamo ora un po’ più in profondità: 

 3. Cos’hai scoperto e appreso nella dinamica relazionale con loro? 

Sicuramente molto resta ancora ostico e qualcosa di nuovo invece è stato creato.

Come ti ho inizialmente preannunciato: “In questo corso non troverai ricette”, è probabile però che avrai scoperto nuovi ingredienti, solo tuoi, unici e speciali. 

Questa è un’esercitazione finalizzata a prendere consapevolezza di ciò che è interiormente accaduto, ha lo scopo di dare nome e di fissare dei mattoncini a cui poter sempre tornare come una risorsa, perché non si riparta da zero ogni volta, ma dal ricordo di aver costruito un nuovo orizzonte di senso e perché si possa percepire la vita come un bagaglio e non come un fardello. 

Con questa esercitazione chiudo il materiale dedicato alla Rabbia, con la speranza di averti dato sufficienti informazioni e aver aperto riflessioni stimolanti nella relazione con i tuoi figli.

Leggi e rileggi queste pagine, integrando ciò che ti risuona, ciò che ti “appartiene” e lasciando andare ciò che senti in contrasto. 

Ognuno di noi, infatti, in base alle proprie caratteristiche di personalità, emotive e in base al proprio vissuto, avrà un approccio diverso alla relazione.

Ciò che è fondamentale è ritrovare la propria autenticità.

L’augurio è proprio questo, anche attraverso lo svolgimento di queste esercitazioni, che tu possa stare nella relazione con i tuoi figli con maggior serenità e autenticità.

Grazie per aver scelto questo percorso!

Alli 

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Rabbia #1

Corso fondamentale_3 per una Educazione Responsabile

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Benvenuta 😀

Queste pagine vogliono offrirti informazioni e riflessioni su un’emozione che spesso, troppo spesso, condiziona le nostre giornate: la rabbia.

In queste pagine non troverai ricette, procedure o consigli su COSA FARE nei momenti di rabbia. 

Ciò che troverai sarà uno stimolo a una riflessione e una osservazione costante, attiva e articolata sui tuoi stati emotivi, collegati a quelli dei tuoi figli. 

Sarà un viaggio interessante dentro di te, per scoprire e portare allo scoperto risorse nuove ed efficaci.

Cominciamo quindi con un atto necessario per collocarci all’inizio di questo viaggio e fare così il primo passo.

L’efficacia di questo breve ma intenso percorso dipenderà in grande parte da quanto deciderai di investire in questa esperienza. È un po’ come a scuola: una buona dose di impegno darà risultati più soddisfacenti. Ma quanto sarai disposta a investire è strettamente legato alle motivazioni che ti hanno spinta fino alla decisione di partecipare. 

Ti chiedo quindi di fare un punto interiore nel qui ed ora. Prenditi alcuni minuti di pace, rifletti sulle domande che seguiranno e rispondi il più onestamente possibile. 

  1. Quali sono, in questo preciso momento, le tue preoccupazioni rispetto ai figli?
  2. Quali sono le motivazioni che ti hanno portata qui?
  3. Senti di avere delle aspettative riguardanti questo percorso?
  4. Poniti alcuni obiettivi che vorresti raggiungere alla fine del percorso.

Per rispondere al punto 4, scegli obbiettivi molto concreti e circoscritti.

Per esempio: “Non voglio arrabbiarmi più”, non può funzionare perché è irrealistico, ti capiterà di arrabbiarti più e più volte. È naturale, in certe situazioni anche sano.

Formula quindi obiettivi che ti o vi riguardano da vicino, che hanno a che fare con comportamenti e situazioni quotidiane o ricorrenti che spesso fanno scattare la tua o la sua rabbia. 

Più precisi e concreti saranno, più facile sarà raggiungerli.

Ti sarà utile leggere spesso le risposte a queste domande e osservare se e come cambieranno durante il percorso.

Iniziamo.

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